|
Domenica 26 gennaio 2003 una navigatrice, A. I. il cui cognome rivela un'origine straniera, mi scrive una
e-mail dai toni molto forti riguardo le conclusioni sulla comparazione fra i testi "Se questo è un uomo" di
Primo Levi, "Una giornata di Ivan Denisovich" di Alexandr Solzenicyn e "Le mie prigioni" di Silvio Pellico.
Al di là del tono della lettera, devo ammettere che quanto scritto dalla Signora A. I. mi ha realmente turbato. Ma ciò che scrive mi sembra così circostanziato che merita attenta riflessione, per cui ho deciso di pubblicarla, anche per rispetto verso coloro che, come la Signora, potrebbero sentirsi offesi da quanto ho scritto. Il testo del messaggio è riprodotto qui di seguito, segue una mia replica volta a sgombrare il campo da possibili equivoci sulla natura di quanto ho scritto e sulle intenzioni che mi hanno spinto a dire ciò che ho detto nel numero 11 dell'analisi strutturale. |
|
|
Mi ha semplicemente sconcertato la comparazione da voi fatta tra "Se questo è un uomo" di Primo Levi e "Una giornata di Ivan Denisovic" di Aleksandr Solzenicyn. Le "differenze" che avete posto sono un agglomerato di ignoranza e cattiva informazione. Morte accidentale? Avete il coraggio di bollare lo sterminio di 66 MILIONI di persone come "accidentale"? La morte era espressamente ricercata, basti pensare a cosa veniva detto a chi entrava nel GULag di Noril'sk: "Voi non siete qui per vivere, ma per lavorare e MORIRE. Se sopravvivete, una delle due: o lavorate meno del dovuto, o mangiate più di quanto vi spetti.". Detenzione destinata a soggetti condannati? Sì, ma condannati per crimini mai compiuti, con confessioni estirpate a forza di torture che avrebbero fatto invidia al Medioevo. Condannavano bambini dodicenni per "propaganda anti sovietica e spionaggio"...Senza commento. Abbigliamento adeguato? Un cappotto per temperature di -50 gradi vi sembra un abbigliamento adeguato? Razioni di pane accettabili? Oh si, talmente accettabili che lo scorbuto e l'avitaminosi mietevano milioni di vittime. Dialogo fra concaptivi che parlavano la stessa lingua? Uzbechi, turkmeni, tedeschi, italiani, ebrei, francesi..non è una Babele? Carcerieri professionisti? Questa poi è mistificare la realtà. Ma avete letto "Arcipelago GULag" di Solzenicyn, o i"Racconti della Kolyma" di Varlam Shalamov prima di scrivere queste frottole?? I carcerieri erano delinquenti della peggior specie, assassini e ladri professionisti in primis! Altro che "militari"! Solidarietà? Era lotta continua per avere il pane o i vestiti del vicino, altro che solidarietà. Possibilità di ricezione di posta e pacchi? Verissimo, i quali però venivano prima "gentilmente" svuotati del loro contenuto, e poi forse consegnati al destinatario. Nel GULag si entrava per un fatto certo? Mi auguro stiate scherzando. Leggete cosa si inventavano i bolscevichi per costringere a confessare azioni mai fatte, complotti mai orditi. Una tortura-tipo era far togliere i pantaloni al co
[troncatura riprodotta dal testo originale, forse per un errore] Per favore, prima di scrivere cercate di informarvi adeguatamente. Quantomeno per rispetto nei confronti delle vittime e di chi, nei GULag, ha perso i propri cari. A. I. Anzitutto mi scuso con la Signora A., se ciò che ho scritto l'ha offesa. Non era nelle mie intenzioni mancare di rispetto ai milioni di morti nei gulag sovietici. Però mi sembra doveroso affermare alcuni punti: 1) io ho fatto un "parallelo" fra "Se questo è un uomo" e "Una giornata di Ivan Denisovich". E le cose che emergono dai due testi sono quelle che ho descritto. Ho anche detto che le condanne nei gulag erano assurde, pesanti, inflitte con criminale leggerezza. Non ho mai pensato che la sofferenza nel gulag fosse inferiore a quella del lager o di altre realtà simili. La sofferenza è terribile per chiunque e non esistono livelli differenti, anche se mi rendo conto che quanto ho scritto può non essere chiaro in questo senso. Ma neppure si può mettere sullo stesso piano la struttura ideologica e le finaltià che sono alle spalle dei due orrori trattati in quella comparazione. 2) Le conclusioni delle comparazioni erano limitate al confronto dei testi. Testi visti non come realtà assolute ma relative. In altre parole: rispetto a ciò che si legge in "Se questo è un uomo", in "Una giornata di Ivan Denisovich" sono descritte queste cose, in "Le mie prigioni" son scritte queste altre. 3) La lingua nel libro di Solzenicyn è la stessa per tutti gli internati, non appaiono incomprensioni, sempre nel libro di Solzenicyn si parla apertamente di soldati e non di detenuti adibiti al ruolo di carcerieri, inoltre i prigionieri avevano i valenki e non gli zoccoli sulla nuda pelle come nel lager. Queste sono le cose che ho letto e che ho riferito. Ma ciò non toglie che posso aver letto male, o non aver colto alcuni aspetti o, peggio, aver frainteso oppure aver dato l'impressione di liquidare il gualg come un male minore. Per cui mi riprometto di documentarmi sull'orrore del gulag, cogliendo anche il Suo suggerimento di leggere "Arcipelago Gulag" e di informarmi meglio. Intanto includerò la Sua lettera nelle conclusioni della comparazione dell'analisi strutturale in modo da permettere a chiunque la legga di capire meglio. Le sarò inoltre grato se sarà così gentile da inviarmi titoli e indicazioni che possono aiutarmi a capire meglio. Ci vorrà del tempo (del resto l'analisi strutturale di "Se questo è un uomo" richiese oltre un anno perché fosse conclusa) ma in futuro conto di pubblicare su Netverbum.it le conclusioni di questa ricerca. Nel frattempo rinnovo le mie scuse a Lei e a quanti si saranno sentiti offesi e feriti da quanto ho scritto. Distinti Saluti Giuseppe Izzinosa |
|
|