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La poesia

a cura di Maria Antonietta Izzinosa




Catullo - Il trionfo dell'amore

La villa di Catullo a Sirmione - Lago di Garda Il carme rispecchia il momento dell'amore ricambiato, lontano dai versi di sofferenza e d'angoscia. La gioia è forte, la voglia di amare e di essere amati è palpabile. L'incoscienza e la dolcezza di chi vive amando è fortemente presente in questo carme. Tuttavia, nonostante l'alto momento di gioia, si avverte una nota di malinconia: la consapevolezza della fugacità della vita: "ma noi, una volta tramontata la breve luce della vita/dormiremo lungo una notte perpetua".Il tempo che passa e l'inconsapevolezza di quello che ci sarà dopo la morte, frena però solo per un attimo il canto d'amore di Catullo. Il poeta, infatti, reagisce a questa dura verità con la richiesta di infiniti baci per portare la felicità oltre ogni limite. Dammi mille baci, altri cento,/e poi ancora altri mille, e poi cento,/e poi ancora mille, ancora cento.La donna non è descritta fisicamente, la sua immagine è fuori da ogni iconografia fisica, ma la presenza di lei è avvertibile nell'animo del poeta, nelle sue parole, nel suo entusiasmo.Il Nostro, però, conclude con il termine basiorum, si coglie quindi la rabbia di Catullo per la consapevolezza che sta vivendo una felicità fugace. È una sorta di protesta che il poeta fa contro il fatale trascorrere della vita e dell'amore.


Catullo

Gaio Valerio Catullo nacque a Verona nell'87 a.C. La sua vita fu breve ma intensa. I dati salienti della sua esistenza sono per lo più tutti desunti dall'opera del poeta stesso. Sappiamo che fu di origine cisalpina, come quasi tutti i poeti neoteroi. Catullo ebbe alle spalle sicuramente una famiglia molto agiata. Intorno agli anni 70/65 a. C scrisse a Verona i primi versi d'amore. Trasferitosi a Roma poco più che ventenne, s'inserì nella vita elegante della città, potendo dar così sfogo alla sua vena letteraria. Un contesto molto diverso da quello della provincia in cui aveva iniziato a muovere i primi passi. Gli anni iniziali della vita romana furono spensierati, dediti ad amori passeggeri ed alla composizione di facili epigrammi. Questo finché la sua esistenza non fu sconvolta dall'arrivo di una donna che cantò con il nome di Lesbia (nel mitico riecheggiamento del fascino di Saffo, la poetessa di Lesbo, cui idealmente viene equiparata per cultura e sensibilità). Il poeta si dedicò totalmente all'amore per questa donna dal fascino misterioso,molti dei suoi carmi parlano di lei sotto ogni punto di vista. La sofferenza non tarda ad arrivare, Lesbia è sfuggente e comincia a provare interesse anche per altri uomini. Un rapporto difficile fatto di bei momenti, distacchi e riconciliazioni. Momenti che si alternano e si intrecciano negli stessi carmi di Catullo, basti pensare ad "odi et amo". Tra il 57 e il 56 prese parte da una spedizione in Bitinia, ritornato a Roma chiuse definitivamente il suo rapporto con Lesbia. Una serie di angosce e sofferenze segnarono l'ultima parte della sua vita. Morì tra dolore e sofferenza morale tra il 54 e il 52 a. C. I carmi di Catullo sono a noi giunti in una raccolta che fu ordinata e pubblicata dopo la morte del poeta: 116 carmi disposti secondo un ordine metrico e di genere letterario.


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Buona lettura
Il trionfo dell'amore (Trad. Batfor Bat)


Viviamo, mia Lesbia, e amiamoci,
ed i brontolii dei vecchi troppo severi
valutiamoli tutti un soldo appena.
I soli giorni possono tramontare e sorgere ancora:
ma noi, una volta tramontata la breve luce della vita
dormiremo lungo una notte perpetua.
Dammi mille baci, altri cento,
e poi ancora altri mille, e poi cento,
e poi ancora mille, ancora cento.
Ininterrottamente, quando ne sommeremo una migliaia,
li mescoleremo, per non saperlo,
affinché nessun maligno possa invidiarci (lett."getti il malocchio"),
sol che sappia che esiste una così grande quantità di baci.

                            Catullo



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