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La poesia

a cura di Maria Antonietta Izzinosa




Giuseppe Ungaretti negli anni della guerra Camillo Sbarbaro
Padre,
se anche tu non fossi il mio


Una lirica semplice, d'amore e di profondo affetto, quella di Camillo Sbarbaro. Il sentimento che egli prova nei confronti di suo padre prelude da quell'indissolubile legame di sangue, perché:"padre, se anche tu non fossi il mio, per te stesso egualmente t'amerei".
L'affetto è rivolto all'uomo innanzitutto, a quella persona che egli amerebbe e ammirerebbe comunque. Dolci sono i ricordi d'infanzia legati al genitore, come quando comunicò ai figli di aver trovato una viola. Un piccolo gesto, questo, carico d'amore e di sensibilità. Il poeta riscopre il padre, e lo riscopre più che nella sua veste di genitore, nella sua veste di uomo. Una persona con sentimenti puri e sinceri, descritta da Sbarbaro in profondità. Gli episodi d'infanzia raccontati servono a rendere l'immagine di un uomo ricco di umanità. Il padre del poeta viene descritto sensibile e dolce quando non trova il coraggio di punire la figlia per una malefatta:"l'avviluppavi come per difenderla da quel cattivo che eri tu prima". Ecco così che la bambina viene rassicurata dalle forti braccia paterne, piuttosto che essere punita dallo stesso. La lirica ha la struttura di un colloquio con il padre, versi confidenziali e sinceri, sentimenti puri manifestati apertamente. Tutto ruota attorno ad una ferma e vera convinzione:"Anche se fossi a me un estraneo, per te stesso egualmente t'amerei". Sbarbaro usa degli endecasillabi sciolti, raggruppati in tre strofe di diversa lunghezza. "Padre, se anche tu non fossi il mio" appartiene alla raccolta di poesie Pianissimo (1914).


Camillo Sbarbaro

Camillo Sbarbaro, nacque nel 1888 a S. Margherita Ligure. Si dedicò agli studi letterari, così, oltre ad essere un poeta ed uno scrittore, fu insegnante di latino e greco. Ma la sua fama fu data anche dal fatto di essere un importante erborista. Nel 1951 si trasferì a Spotorno, lì vi rimase fino alla morte avvenuta nel 1967.
In 'Pianissimo' Sbarbaro è testimone della crisi dell'uomo del primo Novecento. Venuta meno ogni certezza, scomparso ogni punto fermo, si è disorientati innanzi la realtà. La solitudine e la diffidenza diventano un'amara verità. A questo destino l'uomo non può opporsi, ecco perché deve accogliere la vita, e i colori da essa proposti, con assoluta rassegnazione. Tra le sue raccolte di poesie ricordiamo Resine (1911), Pianissimo (1914) e Rimanenze ( 1955). Oltre le poesie, è fondamentale ricordare la produzione in prosa di Sbarbaro. Trucioli ( 1948) è una fra le raccolte in prosa del poeta.
Sbarbaro visse con semplicità, riflessivo e attento ai dolci sentimenti.
A torto poco studiato nelle scuole, è un grande maestro capace di rendere immagini profonde con parole semplici. Con Sbarbaro siamo verso l'essenzialità espressiva, il poeta, tuttavia, non cade mai nella banalità.


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Buona lettura
Camillo Sbarbaro
Padre, se anche tu non fossi il mio


Padre, se anche tu non fossi il mio 
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t'amerei.
Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
Che la prima viola sull'opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell'altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte 
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l'attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l'avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t'amerei.


                            



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