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La poesia

a cura di Maria Antonietta Izzinosa




Ugo Foscolo

"Alla sera" è cronologicamente l'ultimo dei sonetti di Foscolo, essendo stato composto dopo l'agosto 1802.
Tuttavia, nell'edizione milanese del 1803, il poeta lo scelse per aprire la sua raccolta.
Il motivo di questa decisione va forse ricercato nella volontà del Foscolo di aprire con un passo che potesse delineare quello che sarebbe stato poi trattato nei successivi undici sonetti.
Suggestionato dal tema notturno che tanta eco ebbe nel '700, nonché nel periodo romantico; influenzato dal celebre sonetto del Della Casa, ma anche da un passo del "De rerum natura" di Lucrezio, Foscolo compose questo brano carico di sentimenti.
Nel sonetto riecheggia il senso di una natura tempestosa, specchio del suo animo insofferente.
La sera gli ricorda la morte, morte da lui desiderata quale momento di pace e di riposo: "Forse perché della fatal quiete/ tu sei l'immago, a me sì cara vieni/ O Sera".
La sua ansia interiore è placabile solo nell'infinita pace del cosmo, la sera viene vista come la sola a poter lenire i dolori della vita.
La morte non è qualcosa da temere, ma un motivo di contemplazione; la sera non è un paesaggio da descrivere, ma un assiduo pensiero su cui riflettere e meditare.
Notevoli i versi di chiusura che denotano il contrasto tra l ' atmosfera di pace che regna nel paesaggio notturno e lo "spirto guerrier ch'entro rugge".


Vissuto a cavallo dei secoli XVIII e XIX, Ugo Foscolo (1778-1827), assistette alla venuta di Napoleone nel 1796, al ritorno degli Austriaci a Milano e alla Restaurazione.
Come tutti i giovani illuministi salutò con gioia la discesa del Bonaparte in Italia, colui che avrebbe dovuto assicurare un mondo di migliore giustizia.
Dopo il tradimento di Campoformio, il Foscolo rimproverava al grande dittatore di aver deluso le aspettative degli italiani.
La sua opera di poeta, il Foscolo la svolse quasi tutta negli anni napoleonici.
Le "Ultime lettere di Jacopo Ortis" rappresentano il documento della crisi spirituale del Foscolo.
Le "Odi", invece, segnano un superamento psicologico-letterario rispetto all ' "Ortis", mentre i primi "Sonetti" ripropongono la tristezza romantica che appare nel romanzo.
Le ultime due grandi opere del Foscolo sono "I Sepolcri" e le "Grazie".
Una volta in esilio, egli scrisse soprattutto di critica, portando anche in questa attività tutta la sua passione e il suo fervore.
Particolare la posizione storica del Poeta, il quale, mentre da una parte apre la letteratura ottocentesca per quanto riguarda la sensibilità e l'irrequietezza d'animo, dall'altra resta legato all'idea tradizionale di fare versi antichi su pensieri moderni.


Buona lettura
ALLA SERA

Forse perché della fatal quiete
Tu sei l'immago a me sì cara vieni 
0 sera! E quando ti corteggian liete 
Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquiete 
Tenebre e lunghe all'universo meni 
Sempre scendi invocata, e le secrete 
Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme 
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge 
Questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure onde meco egli si strugge; 
E mentre lo guardo la tua pace, dorme 
Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

                            Ugo Foscolo



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