La poesia
Veronica Gàmbara
Veronica Gambara era una poetessa del Rinascimento. Ne ho sentito parlare ma non ho trovato molto
su di lei. In Internet c'è una pagina a lei dedicata da cui ho tratto le informazioni presenti che seguono.
Mi sembra doveroso dare spazio anche a chi, pur nella sua grandezza, ne ha avuto poco. G.I.
Poetessa nacque a Pralboino nel 1485 e morì a Correggio nel 1550.
Abbandonò la sua cara Brescia per sposare il principe emiliano Gilberto X.
Il rilievo della sua posizione tra gli uomini di cultura suoi contemporanei,
che non mancarono di apprezzarla, è tanto più evidente in un'epoca storica in
cui alle donne era generalmente negata persino l'alfabetizzazione. La poesia
che segue si articola in quattro stanze.
"Personalita' non abbastanza riconosciuta, infatti, questa di Veronica: dirittura morale, impegno religioso ed evangelico,
profonda cultura e gusto per le humanae litterae, fanno di lei una poetessa figlia del Rinascimento dall'indubbio spessore."
(da http://www.losio.com/gam03.htm)
Buona lettura
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SALVE, MIA CARA PATRIA
I
Con quel caldo desio che nascer suole
Nel petto di chi torna, amando, assente
Gli occhi vaghi a vedere, e le parole
Dolci ad udir del suo bel foco ardente,
Con quel proprio voi, piagge al mondo sole,
Fresch'acque, ameni colli, e te, possente
Più d'altra che 'l sol miri andando intorno,
Bella e lieta cittade, a veder torno.
II
Salve, mia cara patria, e tu, felice,
Tanto amato dal ciel, ricco paese,
Che a guisa di leggiadra alma fenice,
Mostri l'alto valor chiaro e palese;
Natura, a te sol madre e pia nutrice,
Ha fatto a gli altri mille gravi offese,
Spogliandoli di quanto avean di buono
Per farne a te cortese e largo dono.
III
Non tigri, non lioni e non serpenti
Nascono in te, nemici a l'uman seme,
Non erbe venenose, a dar possenti
L'acerba morte, allor che men si teme;
Ma mansuete greggie e lieti armenti
Scherzar si veggon per li campi insieme,
Pieni d'erbe gentili e vaghi fiori,
Spargendo graziosi e cari odori.
IV
Ma, perché a dir di voi, lochi beati,
Ogn'alto stil sarebbe roco e basso,
Il carco d'onorarvi a più pregiati,
Sublimi ingegni e gloriosi lasso.
Da me sarete col pensier lodati
E con l'anima sempre, e ad ogni passo
Con la memoria vostra in mezzo il cuore,
Quanto sia il mio poter, farovvi onore.
Veronica Gàmbara
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