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La poesia

a cura di Maria Antonietta Izzinosa




Charles Baudelaire - Corrispondenze

"Corrispondenze" (tratta da "I fiori del male", 1857), è, in un certo senso, il manifesto della lirica simbolista di quel periodo. Una dichiarazione di poetica fondamentale per la successiva produzione di Baudelaire, ma anche per tutti quei poeti che guarderanno a lui, e ad i canoni da lui annunciati in questa lirica. Oggetti, immagini, paesaggi, tutto è un chiaro rimando; siamo innanzi a dei simboli da interpretare.
In questi versi è evidente la dimensione mistica baudelairiana. Il mondo ha significati e valori che vanno ben al di là delle apparenze: parole confuse che sta a noi interpretare. La natura è come un tempio, un luogo in cui l'uomo entra in comunicazione con Dio.
L'aspetto esterno delle cose è a noi familiare, ma non è lì che ci dobbiamo fermare. Lo sguardo deve andare oltre la superficie, per penetrare nel simbolismo più recondito. Il mondo ha, dietro la varietà delle apparenze sensibili, una profonda unità, ogni cosa e in rapporto con l'altra ("...come echi che a lungo e da lontano/ tendono ad un'unità profonda e buia[..] i suoni rispondono ai colori, i colori ai profumi). Le cose sono legate fra loro da rapporti segreti, rapporti che danno unità e uniformità. Baudelaire chiude la lirica con una serie di sinestesie1.

1 Sinestesia: associazione di percezioni appartenenti a dati sensoriali diversi (vista, udito, tatto, olfatto, gusto)


Charles Baudelaire

Nato nel 1821 e morto nel 1867, segnato da un'adolescenza piuttosto triste, Charles Baudelaire visse quasi tutta la sua vita a Parigi, in cerca di un'esistenza dedita al culto dell'arte.
Nella capitale francese incontrò la donna della sua vita: Jeanne Duval. Un rapporto tormentato e passionale che lasciò tracce profonde anche nella sua opera.
La vita di Baudelaire fu segnata dai debiti, dalle malattie e dalla povertà.
Era solito far ricorso all'uso dell'hashish e dell'oppio.
Il Nostro resta nella storia della letteratura soprattutto per Les fleurs du mal (1857, cui segue un'edizione accresciuta del 1861), che aprì la via al simbolismo.
Nell'opera, Beaudelaire volle esplorare il fondo oscuro dell'anima umana, rivelandone i difetti, le cattiverie e le brutture, allo stesso tempo, però, cantandone l'insopprimibile anelito alla bellezza ideale e alla purezza. La pubblicazione de I fiori del male diede avvio a polemiche e vertenze giudiziarie, che tuttavia ampliarono la fama del Poeta.
All'opera più celebre di Baudelaire, seguirono: Paradisi Artificiali (1860); Curiosità estetiche (1868, postuma); L'arte romantica (1868, postuma); Poemetti in prosa (1869, postuma).
In Italia fu ben presto conosciuto; già in Carducci notiamo alcune influenze date dal Poeta francese; ma ancor più forte fu il richiamo che sentirono nei suoi confronti i nostri "simbolisti" e "decadenti" di fine secolo.


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Buona lettura
Corrispondenze (Trad. di G. Raboni)

La Natura è un tempio dove incerte parole
mormorano pilastri che sono vivi,
una foresta di simboli che l'uomo
attraversa nei raggi dei loro sguardi familiari.


Come echi che a lungo e da lontano
tendono a un'unità profonda e buia
grande come le tenebre o la luce
i suoni rispondono ai colori, i colori ai profumi.

Profumi freschi come la pelle d'un bambino 
vellutati come l'oboe e verdi come i prati,
altri d'una corrotta, trionfante ricchezza

che tende a propagarsi senza fine- così
l'ambra e il muschio, l'incenso e il benzoino
a commentare le dolcezze estreme dello spirito e dei sensi.

                            Charles Baudelaire



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