La poesia
a cura di Maria Antonietta Izzinosa
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Orazio
Carpe diem
Orazio, in questa lirica, esorta ad evitare di scoprire cosa riservi il futuro: "non è dato".
Per il poeta è necessario saper vivere ogni giorno, in serenità e senza allusioni al domani.
Orazio invita ad essere liberi dall'assillo del tempo, così da affrontare la vita in piena serenità.
Inutile concentrarsi in calcoli delle "tavole babilonesi", o nella consultazione degli astri:
"non t'è dato, Leuconoe, quale a me destino, quale a te sia stato imposto dagli dei".
L'unica cosa da fare è saper vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo, e cogliere ogni attimo
con serenità e leggerezza. La lirica è una chiara espressione della saggezza oraziana, saggezza
nata dalle esperienze di vita del poeta stesso. Il tempo trascorre inesorabile:
"mentre parliamo, l'ora è già scorsa rapida".
Orazio fa un invito: cogliere l'attimo senza pensare al futuro.
Quello che conta nella vita sono le piccole gioie: da assaporare e vivere come gocce di preziosa essenza.
In questa lirica, il Nostro, mesce diversi temi, da quello della morte, a quello della conversazione
con la donna. Il poeta insegna a vivere tenendo d'occhio l'equilibrio interiore, poiché l'eternità
non è data. Da un punto di vista lirico -espressivo, il componimento ha un tono confidenziale e
colloquiale. Tutto è racchiuso in immagini chiare ed eleganti. Alcuni studiosi ritengono che
la famosissima ode del carpe diem, sia stata scritta da Orazio lungo le coste del Cilento, più
precisamente nei pressi di Sapri.
Orazio
Quinto Orazio Flacco nacque a Venosa nel 65 a. C., in un paesino nei pressi di Potenza.
Durante i primi anni di giovinezza aderì agli ideali repubblicani, la cui sconfitta politica e
militare, lo portò a vivere da emigrato. Ben presto si avvicinò all'attività poetica.
Orazio affiancò alla sua passione per i versi, il lavoro di contabile.
Il poeta si fece ben presto notare, da alcuni colleghi, ma soprattutto da Mecenate,
ministro d'Augusto che legava i più abili poeti all'attività politica del suo imperatore.
In questo modo la celebrazione dell'impero era assicurata. Orazio entrò da subito nelle grazie di
Mecenate, poté così contare su una costante protezione, e su una chiara sicurezza economica.
Il Nostro lasciò così il suo lavoro da contabile per dedicarsi esclusivamente alla poesia.
Si allineò alle direttive imperiali, ma non fu mai succube delle scelte di Augusto.
Nei limiti, infatti, fu sempre indipendente dalle imposizioni che arrivavano dall'alto,
cercando di dare ampio spazio alla sua autonomia di poeta. La poesia del Nostro influenzò
molti artisti del tempo. Nel circolo di Mecenate ebbe un ruolo di primissimo piano, quasi
come se fosse una guida per tutti gli altri. Morì a Roma intorno l'8 a. C. Ancora oggi sono molto
studiate le sue opere. Tra queste sicuramente le Odi e gli Epodi.
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Buona lettura
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Orazio
Carpe diem
Tu non chiedere mai, che
non è dato, o Leucònoe, di sapere quale a me,
quale a te sia stato imposto dagli dei:
rinuncia ai calcoli delle tavole babilonesi.
Meglio, quel che verrà, prender così com'è.
Se molti inverni Giove ci darà: o sia l'ultimo,
al contrario, questo che spumeggiante flagella il Tirreno
contro le scogliere a infrangersi:
metti saggezza, mentre mesci vino, le tue speranze
regola giorno per giorno. Mentre
parliamo, l'ora è già scorsa
rapida.
Afferra l'oggi, e non illuderti del domani.
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