Home
Home | Netverbum | Poesia | Antologia | Il libro | I libri proposti | Memoria | In libreria | I vostri lavori | Foto | Eventi | Links | Contatti  

CAPITOLO 5  "LE NOSTRE NOTTI"

 

 

[SEQUENZA 58: COME UN NEONATO]

 

Dopo venti giorni di Ka-Be, essendosi la mia ferita praticamente rimarginata...

La fine del periodo di convalescenza è drammatico. Non solo per il ritorno alla "vita" di tutti i giorni, ma soprattutto per la fase di reinserimento nel block. Infatti la destinazione dal Ka-Be è diversa da quella di provenienza (tranne per i soliti astuti). Inoltre è tutto da ricostruire: il cucchiaio, il coltello, la gamella, il "vestito", le scarpe, tutte cose che bisogna riconquistare e adattare alle proprie esigenze col massimo zelo e la massima fortuna possibili. Ma ciò che più affligge è la condizione con cui si entra nel nuovo ambiente: si è circondati da concaptivi ostili, kapòs sconosciuti quindi difficili da capire. Nessuna solidarietà, e ciò rende il nuovo venuto esposto a tutto, senza difese: egli è come un neonato.

 

 

[SEQUENZA 59: ALBERTO]

 

Alberto è il mio migliore amico.

Nel nuovo block, Primo Levi ritrova Alberto: amico inseparabile per tutto il calvario del campo di sterminio. È costui un personaggio "superiore", uno che il campo non ha piegato, non è triste, non ha recriminato, né si è commiserato, ha capito che questa vita è guerra[1]. Per questo Levi ne conserverà un caro ricordo per tutta la vita. Purtroppo però non ha ottenuto di poter condividere la branda con lui. E con l'inverno che avanza, il tempo da passare nella promiscuità del pancaccio si dilata, e sarebbe preferibile che il contatto fisico avvenisse almeno con una persona amica.

 

 

[SEQUENZA 60: LA SERA]

 

D'inverno le notti sono lunghe

Le sere sono lunghe  e permettono di ricostruire uno spazio minuscolo di autonomia, esercitando i di­versi "mestieri". All'ingegnere che si adatta a vivere curando i pedi rovinati dal duro lavoro e dalle scarpe dolorosissime, si aggiungono i sarti e perfino un cantastorie che esprime in una rapsodia yd­dish il dolore del lager. Poi la luce si spegne una prima volta per avvisare i sarti e la seconda definiti­vamente.

 

 

[SEQUENZA 61: INCUBO]

 

Non so chi sia il mio vicino...

Anche l'unico momento di pace, che dovrebbe essere il sonno, è materialmente brutalizzato dalla cuc­cetta larga appena settanta centimetri, in cui devono dormire incastrati due Häftlinge che sono co­stretti a giacere sul fianco con la faccia sulle caviglie del compagno di cui si condividono il calore, l'odore e il sudore, in un repellente e  umano convivio forzato. La spoliazione dell'essere umano con­tinua anche di notte , nel sonno, dentro sé stessi. L'andirivieni di immagini oniriche è crudele, spie­tato. L'inconscio non si addomestica come la sfera cosciente, continua a secernere le paure e i desi­deri che il razionale ha cancellato. Ecco allora gli incubi collettivi, fatti di ambienti familiari, di volti cari cui si parla del lager e dei suoi orrori. Ma nessuno ascolta, nessuno vuol sapere, e allora la soli­tudine si trasforma in un dolore puro[2]. Ma anche la fame risale alla visione notturna e nel modo più crudele: i cibi si toccano, si gustano con l'olfatto ma, al momento di assaporarli, qualcosa annulla il contatto per poi ricominciare. Sono incubi ricorrenti che riguardano non solo l'autore, ma pressoché tutti i prigionieri.

 

 

 

[SEQUENZA 62: IL SECCHIO]

 

Devono essere passate le ventitré...

Di vergogna in vergogna l'umiliazione non cessa anche di notte. La gran quantità d'acqua, che di giorno, sopperisce la fame, e che gonfia i prigionieri, producendo fra loro una deforme rassomi­glianza, viene smaltita in un secchio che deve essere svuotato almeno venti volte a notte. A questo ripugnante compito viene comandato lo sprovveduto che ha la sfortuna di trovarsi nel posto sba­gliato, nel momento sbagliato, a meno che non sia un prominenz, un amico della guardia o un an­ziano "ospite", che riconosce il livello del secchio dal rumore che si produce durante il riempimento. Lo svuotamento avviene nel gelo ma è meglio essere comandati a farlo, piuttosto che sia il proprio com­pagno di branda, dato che le scosse dell'incedere producono schizzi che restano sui polpacci e sulle caviglie.

 

 

[SEQUENZA 63: SONNO]

 

Così si trascinano le nostre notti..

Il sonno è incubo dopo incubo, un addensarsi di immagini penose e terribili, un distruggersi dell'in­conscio intorno a traumi terribili, contro cui la ragione lotta inutilmente, nulla può ricondurre i mostri generati dal lager negli abissi della mente. Essi tornano a galla. E si dorme tutte le notti come si dorme, da liberi, nelle notti delle peggiori febbri. Anche così il lager è il mondo alla rovescia.

 

 

[SEQUENZA 64: WSTAWAC]

 

All'ora della sveglia, che varia da stagione  a stagione...

La sveglia è prevista, sentita, e chi la pronuncia lo sa, per questo non è un grido, ma una voce som­messa che richiama al nuovo giorno, che non è una sveglia, ma una riconsegna alla fatica, al freddo, alla fame di ogni giorno. L'offesa si ripete in un caos e una polvere tremenda. Tutti rifanno le brande, si vestono più in fretta che possono, pur di non far le code al lavatoio, poi il blocchetto grigio di pane sarà l'unica cosa posseduta per il resto della giornata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO 6  "IL LAVORO"

[Sequenza 65: UNA NUOVA BIBBIA]

 

Prima di Resnyk, con me dormiva un polacco...

Un nuovo compagno di branda e un nuovo problema: la statura. Dormire con uno alto è un problema e chi è piccolo ci finisce sempre insieme, per cui la questione non è da poco. Ma questa volta va bene, Resnyk è gentile, pulito, bravo a rifare la branda ed è un polacco vissuto vent'anni a Parigi. La sua storia, dimenticata, è una delle tante che si intrecciano nel campo, che ci si racconta tutte le sere, come una babele di dolore, di ricordi, di drammi, come una Bibbia, come una nuova Bibbia.

 

 

[SEQUENZA 66: LAVORO]

 

Quando siamo arrivati al cantiere...

La descrizione del lavoro è minuziosa. Esso è fatto di un insieme di operazioni rese pericolose dalle condizioni fisiche, dal gelo e dal fango. Basta un attimo di distrazione perché la tragedia si compia. Sebbene nel lager non vi sia ombra di solidarietà, il compagno di Primo Levi, robusto e abile, non si lamenta di lavorare in coppia con lui. E quando, dopo il doloroso trasporto di una traversina gelata e pesante che ha fiaccato le forze e prodotto un dolore atroce, si concede una breve pausa di recupero nell'attesa della  percossa che lo riporti al lavoro, trova invece il cortese invito del concaptivo a ri­cominciare. Unica pausa di solidarietà in un inferno di degrado dei rapporti  umani.

 

 

[SEQUENZA 67: ALLES HERAUS]

 

Noi abbiamo il vantaggio che la nostra latrina è piuttosto lontana

Dal lavoro tutti gli espedienti sono buoni per starne alla larga. Compresa la latrina. E lì bisogna an­darci accompagnati, per non attardarvisi e non fuggire (dove e, soprattutto, come?). A questo inca­rico è destinato colui che è più maldestro e gracile: Wachsmann, rabbino, dotto della Thorà, che gode di fama di guaritore, forse per questo, dopo due anni di lager, non ha ancora negli occhi il vuoto degli altri  prigionieri. Poi la pausa del "pranzo", fatto di umiliazioni e piccoli privilegi e il suc­cessivo sonno, funestato dai soliti sogni. Ma è un momento breve, troppo presto torna l'ordine "Alles Heraus": tutti fuori, e allora di fronte all'inferno si vorrebbe piangere, e nel turbinio della neve, Resnyk esclama una frase che dà il senso di tutto il dramma che si sta consumando: se avessi un cane non lo manderei là fuori!


[1] Questo concetto ritornerà anche ne "La tregua" (op.cit.) in un paio di occasioni, pgg.57 e 61

[2] Ne "La tregua" (op. cit.) a pg. 254 si ritorna sul tema dello stesso incubo che Levi ammetterà di fare diverse volte nel corso della sua vita.  Del resto a Trzebinia, sempre nello stesso libro a pg. 61 l'episodio si verifica sul serio. Anche Eduardo De Filippo in "Napoli milionaria" tratta lo stesso argomento: il racconto negato, inascoltato che relega il reduce in una disperata solitudine.

 

 


Home | Netverbum | Poesia | Antologia | Il libro | I libri proposti | Memoria
    | In libreria | I vostri lavori | Foto | Eventi | Links | Contatti    

© Netverbum 2004 tutti i diritti riservati
vietata la riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione.