Data la particolarità del libro, ecco l'incipit del Prologo: ne trascrivo alcune righe che lasciano comprendere qualcosa e poi passo alle ultime. È da queste che ha inizio il mistero.
Museo del Louvre, Parigi ore 22:46
Il famoso curatore del Louvre, Jacques Saunière, raggiunse a fatica l'ingresso della Grande Galleria e corse verso il quadro più vicino a lui, un Caravaggio. Afferrata la cornice dorata, l'uomo di settantasei anni tirò il capolavoro verso di sé fino a staccarlo dalla parete, poi cadde all'indietro sotto il peso del dipinto.
Come da lui previsto, una pesante saracinesca di ferro calò nel punto da cui era passato poco prima, bloccando l'ingresso al corridoio. Il pavimento di parquet tremò. Lontano, un allarme cominciò a suonare.
Per un momento, ansimando profondamente, il curatore rimase immobile per fare
l'inventario dei danni. "Sono ancora vivo". Uscì da sotto la tela, strisciando, e si
guardò attorno, nella galleria simile a una caverna, per cercare un nascondiglio.
Si udì una voce, spaventosamente vicina. "Non si muova".
Il curatore, che era riuscito a mettersi carponi, si immobilizzò e voltò lentamente la testa. A soli cinque metri da lui, dietro la saracinesca, si scorgeva attraverso
le sbarre l'enorme silhouette del suo assalitore. Era un uomo alto, dalle spalle
larghe, la pelle pallida come quella di uno spettro, i capelli bianchi radi. Aveva le
iridi rosa e le pupille rosso scuro.
L'albino prese una pistola dalla tasca e infilò la canna in mezzo alle sbarre, puntandola contro Saunière. "Non doveva fuggire." Parlava con un accento
difficile da individuare. "Adesso mi dica dov'è".
(omissis)
Saunière era intrappolato all'interno della Grande Galleria ed esisteva solo una
persona al mondo a cui passare la fiaccola. Guardò le pareti della sua ricchissima
prigione. La collezione dei più famosi dipinti del mondo pareva sorridergli come un
gruppo di vecchi amici.
Stringendo i denti per il dolore, fece appello a tutte le sue forze e capacità. Sapeva che il compito disperato che lo attendeva avrebbe richiesto fino all'ultimo
istante di quel poco di vita che ancora gli rimaneva.
Buona lettura
Jayuni
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