Si tratta di un testo certamente "pesantuccio".
Una pesantezza non determinata certo dallo stile dell'autore, ma dalla storia. Una trama che si avvita su
se stessa, la storia di un ufficiale giovane e di belle speranze che passa tutta la sua vita in attesa
di quella battaglia contro i Tartari che non arriverà mai. O che quando giungerà non lo
troverà più in grado di combatterla.
In questo senso mi ricorda molto il dimenticato Claudio Lolli con la sua "Aspettando Godot",
amata e riflessiva canzone della mia adolescenza. Ma a parte questo personalismo devo aggiungere che
il testo è ricco di fatti e di colpi di scena, che però annegano nella monotonia dell'attesa.
Un libro autunnale, per le tinte tenui e decadenti che pervadono il racconto, ma anche per la tristezza
profonda di cui si nutre il lento ed inesorabile passare del tempo.
Un libro che si propone come ricca fonte di profonde riflessioni.
Buona lettura
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