Una storia vera, di quelle che fanno riflettere su molte cose. Sugli orrori del
nazismo, sulla miseria e la nobiltà dell'animo umano, sul coraggio di un uomo:
Giorgio Perlasca che mise a rischio la propria vita per compiere un atto di coraggio
in un tempo in cui l'indifferenza mieteva vittime a milioni. E la domanda che
incessante mi martella la mente da quando ho letto questo libro, la pone lo stesso
Perlasca in persona: "lei cosa avrebbe fatto al mio posto?". L'ossessione di
questa domanda mi obbliga, e obbliga qualunque lettore attento, a chiedersi fino a
che punto sono disposto a rischiare per fare ciò che è giusto. Il tormento della
della domanda è nella paura della risposta.
Una riflessione a parte, che rende più profondo il senso del libro, la merita il
fatto che il protagonista fosse fascista e legato agli ideali del fascio. Quindi,
diremmo oggi, dalla parte sbagliata. La sua storia è dunque la dimostrazione che
non esiste una parte giusta o una sbagliata quando si agisce secondo ciò che detta
una coscienza ricca di valori e virtù.
Buona lettura
|